INCENERITORE A CUPELLO. ANGELO POLLUTRI E' PRONTO A SMENTIRE SE STESSO?

 
Alle dichiarazioni di Angelo Pollutri di fare di Cupello una piattaforma per la lavorazione dei rifiuti provenienti dal Centrosud, ci sono state diverse reazioni. Contro la prospettiva annunciata dal sindaco di Cupello sono intervenute con un comunicato congiunto le segretarie del Prc dei circoli di Vasto, Maria Perrone Capano e Cupello, Marilisa Spalatino e l'assessore Prc di Fossacesia, Andrea Natale; Sel, con il segretario provinciale, Alessandro Cianci; associazioni ambientaliste come Nuovo Senso Civico; oltre che il sottoscritto.
Non sorprende registrare che all'appello sia finora mancato un qualche intervento del PD che quantomeno ridimensioni la portata delle dichiarazioni di Pollutri e degli altri esponenti del PD intervenuti al convegno sulla crisi occupazionale in Val Sinello dello scorso 25 ottobre. Insieme a Pollutri, Cesare Damiano e Maria Amato avevano sdoganato anche le attività petrolifere nella nostra regione. Attività contro le quali i cittadini si sono battuti per tutelare un territorio, non accettando di diventare colonia di qualche petroliere.
 
Alle immediate reazioni di quanti alla salute ed all'ambiente tengono davvero, prospettando modelli di sviluppo alternativi a petrolio e monnezza, fa seguito la perentoria risposta a mezzo stampa di Angelo Pollutri. Il sindacao di Cupello afferma di non aver "mai accennato alla costruzione di inceneritori" nel suo intervento e che quindi il suo "pensiero in merito all’argomento si è evoluto al di là delle considerazioni di chi, per un chilo di consenso non perde occasione per dileggiare, usando toni e considerazioni fuori luogo".
Angelo Pollutri è espressione del PD fautore di un'economia da prima rivoluzione industriale basata sullo sfruttamento del petrolio e sui rifiuti, e ora tenta una difesa dopo il suo intervento del 25 ottobre che davvero risulta essere poco credibile.

Se davvero Pollutri ha cambiato idea sull'incenerimento dei rifiuti, se davvero ora, insieme a noi, finalmente la ritiene una pratica inefficiente dal punto di vista economico ed energetico, oltre che assolutamente dannosa per la salute pubblica e per l'ambiente, smentisca se stesso. Smentisca tutte le sue dichiarazioni sul tema e ritiri le delibere comunali con le quali Cupello si candida ad ospitare un inceneritore di rifiuti.
In caso contrario la giustificazione di Pollutri avrebbe il sapore di un troppo consueto atteggiamento pretenzioso e confermerebbe la sua vocazione per il "zozzo è bello".

EMERGENZA LAVORO IN ABRUZZO. LA SOLUZIONE DEL PD: "BRUCIARE MONNEZZA E PETROLIO"



Lo scorso 25 ottobre il PD ha organizzato un convegno sul lavoro con esponenti locali e nazionali. L'incontro si è svolto a Gissi, in Val Sinello, una delle zone abruzzesi più depresse dal punto di vista industriale e occupazionale. Basti pensare che nel giro di circa due anni hanno chiuso la Golden Lady che ha lasciato a casa quasi 400 lavoratrici e lavoratori, il gruppo Val Sinello (che occupava un centinaio di lavoratori), il gruppo canali minaccia il licenziamento di quasi cento dipendenti. Quando si partecipa ai presidi delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta, come abbiamo fatto noi del Prc, si respira disperazione e determinazione allo stesso tempo. E per capire quelle sofferenze non basta organizzare un convegno, bisogna passare del tempo con le lavoratrici ed i lavoratori, condividere il freddo di una serata ventosa o un caffè portato in un termos.

Quando si sta da quella parte della barricata, quella occupata dai lavoratori in lotta, capisci che parole come quelle registrate dagliorgani di informazione al convegno, servono a poco, se non a fare una passerella, come giustamente sottolineato dal Prc. Pratica già di per sé fastidiosa, che diventa odiosa quando viene fatta a pochi mesi dalle elezioni regionali.
Nello stesso tempo, però, il PD, dal locale al nazionale, in quel convegno ha mostrato la sua incapacità a rispondere adeguatamente alla crisi economica. Alla domanda di occupazione, il PD, con Cesare Damiano (presidente commissione lavoro alla Camera), la senatrice Maria Amato ed il sindaco di Cupello Angelo Pollutri, risponde parlando di petrolio e monnezza. E se ti opponi a questa logica, guardando a esperienze virtuose che hanno smesso di fare l'apologia del "zozzo è bello", la tua opposizione viene con disprezzo e ironia etichettata come Nimby (come fa il riconfermato segreterario del PD di Vasto, Antonio Del Casale dal suo profilo facebook).
Fortunatamente molta parte della cittadinanza è più lungimirante di chi pensa che il futuro possa essere nello sfruttamento petrolifero, come gli esponenti del PD che sembrano essere stati catapultati nel 2013 direttamente dalla prima rivoluzione industriale.

Un paio di anni fa, in un articolo pubblicato su Liberazione, commentando le tentazioni di installazione di nuove centrali di produzione energetica, facevo notare che “ciò di cui non si tiene conto è che i dati estratti dal Piano energetico della regione Abruzzo (datato 2009) dicono che «l’entrata in produzione dell’impianto» turbogas da 800 Mw di Gissi (Ch), a poche decine di chilometri dalla riserva di Punta Aderci, avrebbe potuto consentire «di passare da una condizione deficitaria di circa il 30% del fabbisogno energetico nella Regione Abruzzo ad una produzione superiore di circa il 30% al fabbisogno regionale.» Quello che manca è invece l’efficienza energetica.
Sempre stando al piano energetico regionale, si nota che in Abruzzo, per produrre un’unità di ricchezza, si utilizza una quantità di energia superiore alla media nazionale. Il che vuol dire che c’è uno spreco di energia che non giustifica la rincorsa ai consumi energetici con autorizzazioni regionali a nuovi impianti di produzione di energia.
Insomma, il rapporto regionale fotografa un Abruzzo che dovrebbe sprecare meno energia. Obiettivo che di certo non si raggiunge aumentando il numero delle centrali termoelettriche sul territorio.
Lavorare al risparmio energetico, invece, significherebbe anche rispondere alla competizione dei mercati, riducendo i costi aziendali per unità di prodotto senza puntare come al solito alla riduzione del costo del lavoro. Potrebbe significare, partendo da studi sui minori consumi energetici, tentare di migliorare la posizione aziendale nel mercato di riferimento, senza per forza percorrere la spirale recessiva che si alimenta della riduzione del personale e minore potere di acquisto per i lavoratori.”

E' evidentemente che punti di vista diversi determinano prospettive diverse ed incompatibili. E la prospettiva di chi continua a sostenere che "bruciare è bello" e che "sfruttare risorse è meglio", ha lo stesso punto di vista di chi con le risorse di un territorio si arricchisce, lasciando dietro inquinamento e impoverimento, cioè la prospettiva che toccherebbe alla nostra regione seguendo la strada indicata dal PD. Esperienze come Viggiano in Basilicata dovrebbero insegnare. Ma per imparare la lezione di Viggiano occorre abbandonare l'ideologia dello sfruttamento dalla quale il PD non vuole liberarsi.

LATERLITE COME ILVA: IL RICATTO DELLA SCELTA TRA AMBIENTE E LAVORO



Il caso Laterlite di Lentella è emblematico di un modo di ragionare che con Ilva sta facendo scuola. Si mettono l’uno contro l’altro, lavoro e ambiente. Nei fatti si tratta di un vero e proprio ricatto, che dovrebbe essere biasimato, anziché in certo qual modo alimentato con un atteggiamento poco analitico e per niente documentato.

foto da iltrigno.net

È bene far notare che Laterlite oggi non si trova di fronte ad una bocciatura della cava: il Comitato VIA si è espresso con un “preavviso di rigetto” dell’ampliamento della cava. Come lo stesso Comitato VIA specifica, la Laterlite può presentare osservazioni al superamento dei motivi dello stesso preavviso. E solo nel caso in cui Laterlite non produca tali osservazioni o queste non siano ritenute accoglibili, sarà emesso da parte del Comitato VIA il provvedimento definitivo di diniego. Insomma, se Laterlite tiene così tanto al mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali nel nostro territorio, non deve fare altro che fornire prove documentali del sostenibile impatto ambientale dell’ampliamento della cava. Una procedura (sembra strano, ma bisogna ricordarlo) prevista dalla legge per numerose tipologia di opere e situazioni e non pretesa in via eccezionale per Laterlite.

È inoltre il caso di ricordare che l’ampliamento della cava preteso (questo, ad oggi, è il termine più esatto per la situazione) da Laterlite ha avuto in questi anni un processo molto travagliato. Nell’ottobre 2010 il Comitato VIA evidenzia che, nonostante l’area oggetto della cava in questione insista “in zona sottoposta a vincolo idrogeologico”, “sono già stati effettuati dei lavori di gradonatura per i quali non è stata fornita documentazione autorizzativa” (il virgolettato è una citazione testuale dal verbale). Insomma, quei lavori, a leggere le note del Comitato VIA, erano in odor di abuso!
Ad oggi, a distanza di mesi dalla prima sospensione del febbraio 2013 della procedura VIA per evidenti carenze nella documentazione prodotta da Laterlite, siamo al “Preavviso di rigetto” definitivo perché, dichiara il Comitato VIA, “persistono le motivazioni di rigetto” di tre anni fa (!), “in considerazione del fatto che il presente ampliamento è di circa un terzo superiore al progetto precedentemente esaminato”.

Insomma, si legge una certa arroganza nell’atteggiamento di Laterlite, che evidentemente considera il nostro territorio come fosse di sua proprietà, dove poter fare ciò che vuole e minaccia chi ostacola la sua volontà. Ma le responsabilità di quanto sta avvenendo non è solo della Laterlite; le colpe sono anche della Regione Abruzzo, che non ha voluto predisporre un piano cave che manca all’Abruzzo da decenni. Siamo in un far west in materia, per mancanza di programmazione e così l’Abruzzo, da regione Verde d’Europa è diventata la regione più bucata d’Europa. Una condizione favorita dalla complicità tra PD e PDL ed al loro fare ossequioso nei confronti dei cavatori, che qualche mese fa affossarono la richiesta di moratoria in attesa di un piano cave, presentata dal consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.

La soluzione al caso Laterlite sarebbe semplice: la Regione si doti finalmente di un piano cave;  intanto l’azienda rispetti le procedure imposte dalla legge, come chiunque e non usi il lavoro come un rapinatore usa un ostaggio.


Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo
Carmine Tomeo, responsabile Lavoro PRC Abruzzo
Maria Perrone Capano, segretaria circolo PRC Vasto
Marilisa Spalatino, segretaria circolo PRC San Salvo-Cupello

Sulle «frequenti ipocrisie» del presidente di Legambiente Abruzzo



L’impianto a biomasse da 4 MW che la società Istonia Energy ha in progetto di realizzare a Vasto, a ridosso della riserva regionale di Punta Aderci, è uno dei progetti contestati in Abruzzo. La protesta contro quell’insediamento è classificata come “nimby” (Not In My Back Yard: non nel mio cortile) dall’Osservatorio Nimby Forum, che il presidente di Legambiente Abruzzo, Angelo Di Matteo cita per polemizzare nei confronti di quelle stesse contestazioni, che a detta del nostro si tratterebbero di «frequenti ipocrisie» (vedi Il Centro del 13 marzo 2012, pag. 10).
Con molta probabilità, l’elenco delle contestazioni che quell’Osservatorio etichetterà come nimby crescerà di numero nel giro di poco tempo, andando a comprendere anche quelle relative ad una centrale a biomasse da 17 MW, ad un cementificio e ad un impianto di recupero di rifiuti pericolosi. Tutti insediamenti che si vorrebbero far sorgere a poche centinaia di metri dalla riserva naturale di Punta Aderci, uno dei luoghi più pregiati d’Abruzzo dal punto di vista ambientale.

Per quanto Di Matteo possa dirne, è certo invece che chi contesta la localizzazione di quegli insediamenti non soffre di alcuna sindrome nimby. A dimostrazione di ciò si potrebbero elencare le documentazioni prodotte a sostegno del parere contrario a quei progetti. Lo stesso Partito della Rifondazione Comunista, del cui circolo di Vasto sono membro del direttivo, ha inviato alla regione Abruzzo pagine di osservazioni, che motivano le incompatibilità di quel tipo di impianti con le aree dove si pensa di realizzarli. E con Rifondazione Comunista, si sono espresse contro quei progetti diverse associazioni ambientaliste e comitati cittadini, fino a portare la contestazione davanti al TAR; mentre il comune di Vasto ha presentato ricorso straordinario al presidente della Repubblica. Già questi sommari riferimenti mostrano che quelle contestazioni non sono manifestazioni da sindrome di nimby, ma al contrario evidenziano la piena consapevolezza dei cittadini, dei gravi e certi rischi sanitari ed ambientali che sarebbero generati da quegli impianti.

D’altronde è facile cadere in errore nel valutare quelle contestazioni se, come fa Di Matteo, per validarle ci si riferisce alle considerazioni del Nimby Forum, progetto “nato nel 2004 con l'obiettivo di analizzare l'andamento della sindrome nimby” (così si legge testualmente sul sito dell’Osservatorio). Sembrerà pure una congettura, ma classificare a priori come nimby le proteste territoriali che si vogliono analizzare, appare (nemmeno troppo) vagamente pregiudiziale. E forse non potrebbe essere altrimenti, visto che l'attività dell'Osservatorio del Nimby Forum si basa sul censimento di articoli raccolti da quotidiani e periodici, da cui non è chiaro come si evinca il grado di consapevolezza della popolazione intorno all'opera contestata o il grado di attendibilità degli studi che i cittadini compiono, per classificare come nimby la protesta. Soprattutto, però, è interessante osservare la struttura organizzativa del Nimby Forum, del cui comitato scientifico è membro, tra gli altri, Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

Il Nimby Forum è un progetto che appartiene alla associazione no-profit Aris, mentre la comunicazione è affidata alla società Allea S.r.l. Da notare che alla presidenza di Aris e di Allea c’è la stessa persona: Alessandro Beulcke. Mentre il vicepresidente dell’Aris è anche curatore del comitato scientifico del Nimby Forum. Insomma, è già evidente uno stretto rapporto tra Nimby Forum, Aris e Allea. I dubbi di imparzialità balzano agli occhi anche del meno attento degli osservatori, quando si va a constatare le attività di queste organizzazioni, così saldamente legate tra loro.
L’associazione Aris, quella che ha la paternità dell’Osservatorio Nimby Forum, “progetta e realizza studi, ricerche e iniziative di divulgazione nei settori ambiente ed energia, infrastrutture e trasporti, industria e servizi.” Tra i sostenitori di Aris ci sono singoli individui, istituzioni e imprese “che credono negli obiettivi dell’associazione” e tra i collaboratori la già citata Allea. Quest’ultima società si occupa invece di sviluppare “strategie, progetti e azioni per costruire consenso intorno alle iniziative sociali, industriali e politiche dei propri clienti […] operando prevalentemente nei mercati dell'energia, dell'ambiente, delle infrastrutture e dei trasporti”. A questo punto appare ovvia la curiosità: chi sono i clienti di Allea, società che cura la comunicazione del Nimby Forum e che collabora con Aris, che il Nimby Forum lo gestisce? Tra la sessantina di clienti elencati sul sito di Allea, troviamo ad esempio la Edipower; il Gruppo Impregilo; la A2A, la società che gestisce gli inceneritori di Brescia ed Acerra, oltre alla centrale turbogas di Gissi. In sostanza, società che operano nel campo di infrastrutture ed impianti di produzione energetica, fino agli “inceneritoristi”, pagano la Allea (società che, ripeto, cura la comunicazione del Nimby Forum) per creare consenso intorno alle opere che si vogliono realizzare, contestate da cittadini ai quali l’Osservatorio Nimby Forum si affretta di diagnosticare la sindrome nimby.

A queste organizzazioni si richiama Di Matteo per affermare la necessità di informazione ai cittadini e per accusare di impreparazione “il mondo politico”. Peggio ancora fa Di Matteo quando cita il rapporto del Nimby Forum per arrivare ad aprire, pure se timidamente, alla deprecabile pratica dell’incenerimento dei rifiuti (intorno alla quale sono venuti alla luce, in Abruzzo, interessi davvero poco limpidi). Mi pare invece di poter dire, a questo punto, che intorno ai nuovi progetti di impianti molto impattanti sull’ambiente, oltre ai profitti molto spesso rapidi, sicuri e speculativi delle società proponenti, si sia creato un vero e proprio mercato del consenso, la cui filiera è quella già descritta.

Chi vuole o ha interessi a farlo, continui pure ad affidarsi ai dati dell’Osservatorio del Nimby Forum. Per parte nostra, continueremo a contestare quei progetti e quelle opere che portano benefici solo a chi vuole realizzarli. Mentre ai cittadini prospettano un netto peggioramento della qualità della vita.

Nimby e consenso. Se il ministero paga per costruirli.

Ha avuto un certo risalto, nei giorni scorsi, il rapporto del Nimby Forum, che monitora il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali. L’ultimo rapporto annuale ha messo inevidenza che le opere contestate in Italia sono in totale 331, delle quali 163 nate nel corso dell' ultimo anno e 168 che partono dal 2004. Il comparto più contestato riguarderebbe il settore elettrico, con il 62,5% delle opere alle quali si dice “no”; poi vengono i rifiuti con il 31,4%, fino alle infrastrutture con il 4,8% di opere contestate. In quest’ultimo ambito ricade ovviamente il TAV a cui si oppongono da vent’anni gli abitanti della Val di Susa.
Questo rapporto cade, come si suol dire, a fagiolo, nel pieno delle contestazioni ‘No Tav’. E così anche il ministro dell’ambiente, Corrado Clini ha potuto approfittare del rapporto per dichiarare che, visti quei dati, si rende evidente la necessità per l’Italia di «recuperare l'autorevolezza delle istituzioni, e rafforzare l'autonomia, quando si tratta di decidere sulle opere pubbliche». È chiaro che ogni riferimento a fatti o cose non è per niente casuale.

Certo che a prima vista può far impressione leggere il numero di fenomeni nimby (acronimo di “Not In My Back Yard”, e cioè “non nel mio cortile”) censiti dall’Osservatorio del Nimby Forum. Ma a guardare la struttura organizzativa di questo “progetto di ricerca sul fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali”, può venire qualche dubbio sull’imparzialità dell’Osservatorio.
Intanto si nota subito che nel comitato scientifico del Nimby Forum figura, tra gli altri, Mario Virano, presidente “Osservatorio Torino-Lione”, strenuo sostenitore del TAV. Lo stesso comitato scientifico è curato da Emilio Conti, che oltre ad essere docente in comunicazione ambientale alla IULM di Milano, è anche Vicepresidente dell’Aris, associazione no profit che gestisce l’intero progetto Nimby Forum. La comunicazione del progetto è affidata alla società Allea, il cui presidente, Alessandro Beulcke è anche presidente Aris. Ma andiamo con ordine.

Il Nimby Forum, si legge sul sito del progetto, è “nato nel 2004 con l'obiettivo di analizzare l'andamento della sindrome nimby”. Sarà pure una congettura, ma classificare a priori come nimby le proteste territoriali che si vogliono analizzare, appare (nemmeno troppo) vagamente pregiudiziale. D'altronde l'attività dell'Osservatorio del Nimby Forum, si basa sul censimento censimento di articoli raccolti da quotidiani e periodici, da cui non è chiaro come si possa evincere il grado di consapevolezza della popolazione intorno all'opera contestata o il grado di attendibilità degli studi che i cittadini compiono, per classificare come nimby la protesta. La pregiudiale analisi del Nimby Forum è una congettura che sembra però trovare conferma nell’Aris (che, è bene ricordarlo, gestisce il progetto Nimby Forum), associazione che (si legge sul sito) “progetta e realizza studi, ricerche e iniziative di divulgazione nei settori ambiente ed energia, infrastrutture e trasporti, industria e servizi.” Tra i sostenitori di Aris ci sono singoli individui istituzioni e imprese “che credono negli obiettivi dell’associazione” e tra i collaboratori la già citata Allea.

Quest’ultima società (non un’associazione no profit, ma una S.r.l.), si occupa di sviluppare “strategie, progetti e azioni per costruire consenso intorno alle iniziative sociali, industriali e politiche dei propri clienti […] operando prevalentemente nei mercati dell'energia, dell'ambiente, delle infrastrutture e dei trasporti”. A questo punto appare ovvia la curiosità: chi sono i clienti di Allea, società che cura la comunicazione del Nimby Forum e che collabora con Aris, che il Nimby Forum lo gestisce? Tra la sessantina di clienti elencati sul sito di Allea, troviamo ad esempio la A2A, la società che gestisce gli inceneritori di Brescia ed Acerra; la Edipower; il Gruppo Impregilo e lo stesso ministero dell’Ambiente. In sostanza, sembra che il ministero dell'Ambiente paghi una società per creare consenso intorno alle opere che vuole realizzare sul territorio italiano!
Pensare ad una ricerca di vero dialogo, di un reale ed onesto confronto con le popolazioni da parte del ministero dell'Ambiente e del governo, sembra davvero improbabile con queste premesse.

Insomma, ovvio che il ministro dell’Ambiente si riferisca al censimento e alla classificazione del Nimby Forum, per giustificare la necessità di un recupero di autorevolezza contro le proteste territoriali. Ma è chiaro anche che, se il ministero paga una società per creare consenso intorno ai suoi progetti, il punto di vista di Corrado Clini (e dell’intero governo, e dei partiti che lo sostengono) non può essere lo stesso dei valsusini, o dei cittadini di Vasto (Ch) che contestano i progetti di cementifici e centrali a biomasse nella più pregiata riserva naturale d’Abruzzo.

Ci sarebbe da chiedersi se anche le manganellate, i lacrimogeni e le rincorse sui tralicci rientrino nelle strategie e azioni per costruire consenso.
.

Nucleare: dubbi sul referendum? Ecco perche' sono immotivati.

In rete ci sono articoli che pongono dubbi sul votare SI al referendum sul nucleare. In effetti, per come è formulato il quesito, considerando il contenuto delle norme da abrogare, dei dubbi possono in prima battuta sorgere. Qualcuno di questi viene da giuristi autorevoli, la stragrande maggioranza vengono descritti in copia/incolla su vari blog. I primi sono ovviamente articolati e vanno oltre il quesito in senso stretto, allargando la questione a decisioni di ordine costituzionale, di rapporti da organi dello Stato (come fa in maniera ottima Sergio Romano su Repubblica, ad esempio); gli altri in genere si fermano alla lettura del testo dei commi di legge da abrogare con il referendum.

Leggo ad esempio sul blog del giornalista e sociologo Giuseppe Gallo, il dubbio che "uno va alle urne pensando di votare a favore o contro il nucleare, e invece vota un’altra cosa", e questo perché votando SI al nuovo quesito, si abrogano i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75 e si riporta il testo incriminato per dimostrare la legittimità del dubbio.

L’articolo 5 comma 1, così recita: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, […] non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.”  Non si procede. Abrogare una negazione, significa un consenso, è vero. Ci torno dopo.

Il comma 8 dello stesso articolo 5, dice: “Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri […] adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali […].”. Quindi, è la considerazione che viene fatta, votando SI e abrogando anche questo comma, si sta bocciando la possibilità di una strategia energetica, che potrebbe considerare anche le fonti rinnovabili.

Il dubbio che viene posto è: siete sicuri valga la pena votare SI? Andiamo per ordine.
Ho letto e verificato qualcosa. A dire il vero in giro per il web non ci sono granché di spiegazioni che confutino questa tesi e questi dubbi. Allora mi sono andato a vedere le leggi di cui si parla. Non sono un giurista, ma credo si possa tranquillamente interpretare come segue.

È piuttosto evidente, a mio parere, che il comma 5 da abrogare dice che “non si procede” al nucleare solo fintanto che non si siano acquisite “ulteriori evidenze scientifiche” in merito. Dopo di che, una volta acquisite tali evidenze scientifiche, si procederebbe con il piano nucleare del governo. Ma oltretutto, nell’interpretazione che viene data da chi sollecita i dubbi di cui sopra, si commette l’errore di una lettura dei commi da abrogare fatta separatamente tra di loro e questi in maniera autonoma rispetto al restante contenuto dell’articolo 5 del dl 31/03/2011 n. 34.
Se si continua a leggere l’articolo 5, si nota che quello che ne rimarrebbe una volta abrogati i commi 1 e 8, sono modifiche a vari dispositivi di legge per sopprimere parole come “impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare”. In sostanza, con quello che rimarrebbe del testo dell’articolo 5, si esclude la costruzione di centrali nucleari dal territorio nazionale (anche se non mi sembra di poter dire che si escludono siti di stoccaggio di energia nucleare, depositi, ecc).

E veniamo al comma 8 dell’articolo 5, quello sulla Strategia energetica nazionale. Leggendo il testo di quel comma, una lampadina avrebbe dovuto accendersi ai dubbiosi sul SI, notando l’uso dell’articolo determinativo “la” quando si dice che il governo “adotta la Strategia energetica nazionale”, oltre che l’uso della maiuscola in strategia. Ed infatti, la Strategia energetica nazionale è un preciso strumento di indirizzo e programmazione della politica energetica nazionale, la cui definizione è stata attribuita al governo con l’articolo 7 del decreto-legge 112/2008 (“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”), convertito dalla legge 133/2008. La lettura dell’articolo 7 in questione dovrebbe eliminare ogni ulteriore dubbio.
Si legge infatti che “Entro  sei  mesi  dalla  data di entrata in vigore del presente decreto (entrata in vigore avvenuta il 25 giugno 2008 – n.d.r.),  il  Consiglio  dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo  economico,  definisce  la ‘Strategia energetica nazionale’, che  indica  le  priorità per il breve ed il lungo periodo e reca la determinazione delle misure necessarie per  conseguire,  anche attraverso meccanismi di mercato, i seguenti obiettivi”. Alla lettera d) del comma 1 di questo articolo, è posto il seguente obiettivo: “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. E ancora, lo stesso articolo 7, al comma 3, parla di "avviare la stipula, entro il 31 dicembre  2009, di uno o più accordi con Stati membri dell'Unione Europea o Paesi Terzi, per intraprendere il processo di sviluppo del settore dell'energia nucleare". E nei successivi commi 2 e 3 si dice di “forniture di energia nucleare a lungo termine da rendere, con eventuali interessi,  a conclusione del processo di costruzione e ristrutturazione delle centrali presenti sul territorio nazionale” e di definizione di aspetti normativi riguardanti “i  soggetti  pubblici operanti nei sistemi dell'energia nucleare”.

E’ questa “la” Strategia energetica nazionale che si vuole abrogare votando SI al referendum e non una qualunque strategia energia nazionale che potrebbe prevedere lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili.

Mi pare a questo punto che dubbi, per votare SI al referendum sul nucleare (oltre che sull’acqua e sul legittimo impedimento) non debbano esserci.
Ed ora, non ci resta che battere il quorum e votare convinti quattro volte SI ai referendum del 12 e 13 giugno!

Nimby? No, Aimby. E non riguarda i cittadini.

Quando da certi ambienti senti pronunciare la parola ambientalista, ti accorgi che l'uso che ne viene fatto è dispregiativo. O comunque è considerata un aggettivo peggiorativo. Se la lingua italiana lo permettesse, direbbero probabilmente "ambientalaccio" o "ambientalastro".
Soprattutto quel significato è dato ogni volta che un'associazione, un partito e anche un gruppo di cittadini senza precisa collocazione organizzativa oppongono dei No ad un progetto considerato dannoso per l'ambiente e la salute pubblica. Si tratta del modo più semplice per bollare negativamente un movimento senza il fastidio di dover argomentare le proprie ragioni.

Chernobyl corre sui binari

Il nucleare sicuro è ancora un miraggio e lo dimostra il numero degli incidenti che in tutto il mondo si verificano ogni anno. Di tutti quello accaduto a Chernobyl è il più eclatante, tra le peggiori (forse la più devastante) tra le catastrofi ambientali europee e mondiali. Ma se Chernobyl cammina sui binari, allora i rischi aumentano. Oggi stiamo correndo quei rischi, in un colpevole silenzio generale!
Tra domani e dopodomani, infatti, un treno di undici vagoni-container di scorie nucleari attraverserà da Ovest ad Est tutta la Francia e poi parte della Germania, con il suo potenziale radioattivo stimato a più del doppio della radioattività emessa nel disastro di Chernobyl.

Se Terzigno è una colonia

Calma apparente a Terzigno. 48 ore di tregua: sembra più che altro una necessità dettata dal tempo utile a Berlusconi per andare ad Acerra, presiedere il vertice con Bertolaso e ritornare a casa. Ovviamente, però, non prima di fare un nuovo annuncio. Chissà se racconterà ancora la favola della questione rifiuti risolta, oppure proporrà nuove soluzioni buone per riempire i giornali di famiglia. Visto il luogo dell'incontro, Acerra, dove c'è l'inceneritore tanto reclamizzato, inaugurato per creare eventi da passerella, ma mai davvero funzionante, si può immaginare che una soluzione proposta dal duo B&B possa essere quella di alimentare l'inceneritore con i rifiuti inizialmente destinati alla discarica.

Vittoria dei cittadini contro i petrolieri. In Abruzzo è successo.

Chi l'ha detto che, al di fuori del racconto biblico, Golia non possa essere battuto? Certo che, a differenza di quanto si racconta nell'episodio che ha visto Davide vincente contro il gigante filisteo, nella realtà non basta una persona sola. Specie se il gigante è una multinazionale che non vede l'ora di fare profitti prosciugando una terra delle sue risorse, per poi andarsene, quando avrà finito di succhiarne il sangue, in terre più floride e più redditizie lasciandosi alla spalle un deserto contaminato. Ma quando tanti Davide si muovono insieme e uniti, allora davvero si può abbattere il gigante.
Like us on Facebook
Follow us on Twitter
Recommend us on Google Plus
Subscribe me on RSS