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Occupare le scuole per trasformarle in parchi dell'intelligenza attraente

"Bisogna davvero coltivare la stupidità con una prolissità ministeriale per non revocare immediatamente un insegnamento che il passato impasta ancora con i lieviti ignobili del dispotismo, del lavoro forzato, della disciplina militare e di quell'astrazione, la cui etimologia - abstrahere, tirar fuori da - esprime bene l'esilio da sé, la separazione dalla vita". Così si esprimeva Raoul Vaneigem nel 1995, nel primo capitolo del suo "Avviso agli studenti".
Coltivare la stupidità è proprio quello che hanno tentato di fare i governi italiani che si sono succeduti in particolare negli ultimi 10 anni,
da quando il ministro Luigi Berlinguer spalancò la porta alle scuole private con la cosiddetta Legge di Parità. Da allora, eravamo nel 2000, gli interventi sulla scuola pubblica sono sempre stati indirizzati verso i tagli della spesa, mentre contemporaneamente i finanziamenti alle scuole private venivano elargiti con manica larga, tanto che in dieci anni i contributi statali alla scuola privata sono quasi raddoppiati.

Questo governo sta tentando il colpo mortale, con il taglio non solo dei finanziamenti, ma anche del personale, delle classi che si vorrebbero molto più numerose contro qualsiasi principio pedagogico, degli insegnanti, del personale ATA e di intere scuole in tutto il territorio nazionale. E poi l'umiliazione della ricerca e le Università statali minacciate nella loro stessa esistenza, oltre che alla capacità formativa.
La protesta al Senato, con gli studenti che tentano di entrare è l'atto simbolico di voler essere parte attiva delle decisioni che vengono prese in palazzi inaccessibili e sordi a qualunque voce. Il fatto che la Gelmini, ministro dell'Istruzione, rientrata da un diplomificio con una abilitazione di avvocato tra mani, dice degli studenti che con la loro protesta difendono i baroni, dovrebbe già dare il senso delle capacità di dialogo di questo governo arrogante. Ma leggere le dichiarazioni del presidente del Senato, secondo il quale queste manifestazioni pubbliche corrono il rischio di «trasformarsi in gesti non solo incivili ma anche forieri di eventi luttuosi», è davvero preoccupante in un Paese come il nostro dove in passato, a simili timori poi il morto ci è scappato davvero.


Ma la protesta andrà avanti, anche sui tetti, su uno dei quali ieri Bersani è salito, per ascoltare le proteste dei ricercatori e per solidarizzare e appoggiare quella protesta. Speriamo di vedere il PD (e tutti quelli che stanno mostrando solidarietà alle proteste delle scuole e delle università) oltre che sui tetti, anche nelle strade, dove manca da troppo. Poco più di un mese fa, il PD si è astenuto dal percorrere le strade di Roma nella manifestazione Fiom. E' riduttivo e sbagliato non tenere conto dell'organicità dei provvedimenti che si stanno susseguendo, non vedere come il modello Pomigliano non sia legato solo a quella fabbrica ed ai lavoratori metalmeccanici, ma all'intero tessuto sociale. Il collegato lavoro approvato alla fine di ottobre ed entrato in vigore ieri, ad esempio, prevede tra le altre cose la possibilità di abbandonare la scuola ed entrare nel mondo del lavoro, in condizioni di apprendistato, all'età di soli 15 anni. Cos'è questo se non un concreto cedimento della scuola alla cultura della redditività aziendale? E cos'è la riduzione a merce della formazione scolastica ed universitaria, se non il tentativo di trasformare la cultura e l'istruzione in variabili dipendenti delle produzioni aziendali?
Se vogliamo che non ci sia sottratto un futuro di dignitosa cittadinanza, per essere sostituito con un eterno presente precario, occorre una concreta solidarietà tra i diversi corpi sociali.

Non credo si possa concludere meglio di come cominciato, e cioè con le parole di Vaneigem e riportando questo suo meraviglioso appello: "Occupate dunque gli edifici scolastici anziché lasciarvi possedere dal loro sfacelo programmato. Abbelliteli secondo il vostro gusto, ché la bellezza incita alla creazione e all'amore, mentre la bruttezza attira l'odio e l'annientamento. Trasformateli in ateliers creativi, in centri di incontro, in parchi dell'intelligenza attraente. Che le scuole siano i frutteti di un gaio sapere, come gli orti che i disoccupati e i più deboli non hanno ancora avuto l'immaginazione di piantare nelle grandi città sfondando il bitume e il cemento", perchè "ciò di cui vi impadronirete vi apparterrà veramente soltanto se lo renderete migliore; nel senso stesso in cui vivere significa vivere meglio".

6 commenti:

  1. Non potevi concludere diversamente. È ovvio: una cosa vissuta e condivisa, nel pieno della propria conscia consapevolezza, rende i nemici della cultura e dell'intelligenza meno che bestie.
    Ciao!

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  2. ...e noi possibili domatori.
    Ciao!

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  3. Coltivare? Questi,come tu giustamente ricordi, vogliono desertificare la cultura di tutti a beneficio di quella (indottrinata) per pochi.
    Più che contadini mi ricordano cavallette...

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Non nutro molta fiducia nei confronti del movimento studentesco. Parlo da studente universitario politicamente attivo. Ricordo con dispiacere cosa accadde due anni quando il movimento studentesco denominato "onda anomala", agli inizi della riforma gelmini, scomparve poco dopo essere nato. Per giorni siamo scesi in piazza e abbiamo preso manganellate (gli scontri più brutti li abbiamo avuti a bologna in Via Castiglione), organizzato assemblee e occupato i rettorati; siamo andati a Roma e fatto una grandissima manifestazione nazionale... ma poi è arrivato il Natale, e tra panettoni, spumanti e torroni, a gennaio non è successo più nulla. Siamo deboli... nasciamo solo quando si inizia a parlare di riforma e quando sta per essere approvata, senza sapere che i momenti più importanti sono gli intermezzi: momenti cioè per produrre controcultura e iniziative permanenti.
    La scuola e l'università è un contenitore troppo spesso fatta di gente vuota. Non un contenitore vuoto.

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